Per questo articolo ho intenzione di sviluppare un format diverso rispetto a quelli a cui siete abituati, quello delle citazioni. D’altronde, ho deciso di trascrivere una serie di citazioni dei leader israeliani per “non dimenticare”.
Ho raccolto una serie di citazioni di leader israeliani su Gaza, molto particolari.
Ora potreste chiedervi, “Perché?”, beh, la ragione è molto semplice: la storia si scrive con la testimonianza, e questa è la nostra.
Politi’kai israeliani:
ISREAEL KATZ, nome abbastanza tedesco, ministro della difesa il 16 Aprile del 2025 dice:
” La politica di Israele è chiara:Nessun aiuto umanitario entrerà a Gaza”.
BEZALEL SMOTRICH, ministro delle finanze, il 29 Aprile 2024:
“Rafah, Dar al-balah… annientamento totale. Non c’è posto per loro sotto il cielo”
ISAAC HERZOG, Presidente d’Israele, Ottobre 2023:
“Non ci sono civili innocenti a Gaza”
NISSIM VATURI, vicepresidente della Knesset ( parlamento), Gennaio 2024:
“Gaza e la sua popolazione devono essere bruciate”
AMICHAI ELIYAHU, ministro del patrimonio, 18 Gennaio 2025:
“Se la popolazione di Gaza soffre, Hamas soffrirà. Non c’è problema a bombardare le loro scorte di cibo e carburante, devono morire di fame”.
La mitica, DANIELLA WEISS ( altro cognome tedesco), leader dei coloni israeliani, 29 Ottobre 2024:
” Ognuno di noi sarà testimone di come gli ebrei vanno a Gaza e gli Arabi scompaiono da Gaza”.
MOSHE FEIGLIN, politico, Maggio 2025:
“Il nemico non è Hamas. Ogni bambino di, neonato di Gaza è il nemico. Dobbiamo conquistare e colonizzare Gaza, e non lasciare lì nemmeno un bambino”
ITAMAR BEN GVIR, ministro della sicurezza nazionale, giugno 2025:
” dovrebbero essere fatti a pezzi, lasciati morire di fame e non rianimati con aiuti umanitari che diano loro ossigeno”
Lotta all’antisemitismo
Bisogna fare chiarezza, sull’odio antisemita e la il disprezzo per le politiche sioniste:
- Prima di tutto l’antisemitismo è un pregiudizio o un’ostilità contro gli ebrei in quanto tali, dunque basato su stereotipi e teorie del complotto che li demonizzano come popolo o gruppo religioso, questo odio ha radici storiche -profonde, culminate nell’Olocausto.
- Diverso è l’antisionismo, invece, è l’opposizione al sionismo, ovvero il movimento politico che sostiene l’esistenza di uno Stato nazionale per il popolo ebraico nella Terra d’Israele. L’antisionismo critica le politiche e le azioni dello Stato di Israele, ma non necessariamente si rivolge agli ebrei come popolo.
Far corrispondere le due cose è un errore, l’essere ebreo di per sé non corrisponde all’essere un assassino e non DEVE essere sintomo di odio razziale.
Perché criticare la guerra a Gaza non è antisemitismo:
Essere contro la guerra a Gaza significa criticare le politiche e le azioni militari dello Stato di Israele e del suo governo, non il popolo ebraico.
Le critiche si concentrano sulle perdite civili, le condizioni umanitarie e la legittimità delle azioni belliche, che sono argomenti di dibattito politico e non di odio razziale o religioso. Molti sostengono che equiparare la critica a Israele all’antisemitismo sia un modo per soffocare il dissenso e proteggere le politiche del governo israeliano da qualsiasi critica. Esiste anche una parte di ebrei che non si identifica con lo Stato di Israele o che è apertamente critica nei suoi confronti, sottolineando ulteriormente la differenza tra l’identità ebraica e le azioni di uno Stato.
La critica a un governo o a una politica statale è un diritto politico legittimo, non un’espressione di odio razziale.
Mentre alcune critiche a Israele possono mascherare l’antisemitismo, il principio generale è che l’opposizione a una politica specifica non equivale a odiare un intero gruppo di persone. La situazione a Gaza è un’emergenza umanitaria di proporzioni catastrofiche e un tema di profonda riflessione morale. È una riflessione su ciò che accade quando i più innocenti diventano il prezzo da pagare in una guerra, su come il loro futuro venga rubato e su quali responsabilità abbiamo, come comunità globale, nel prevenire e alleviare tali orrori. La loro situazione ci ricorda che, al di là di ogni schieramento politico, la protezione dei bambini è un imperativo morale incondizionato.
Una riflessione di tipo critico
La riflessione su queste frasi deve essere critica, non razziale.
Non si tratta di condannare l’intero popolo israeliano, né di ignorare la minaccia di Hamas. Si tratta di riconoscere che la disumanizzazione dell’altro messa in atto dal popolo di Israele, e di condannarla in qualsiasi forma e da qualsiasi parte provenga, datosi che è il primo passo verso la violenza più estrema. Le parole di alcuni politici e coloni israeliani, così come le azioni di Hamas, sono sintomo di un conflitto che ha perso i suoi confini morali. La vera tragedia è che, in questa spirale, i bambini di Gaza e del resto della Palestina, così come le vittime israeliane, sono i più vulnerabili e i più colpiti da una retorica che li priva della loro umanità e del loro diritto a un futuro di pace.
Sara Ginevra Marra

